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 Edgar - G. Puccini

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Leonora
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MessaggioTitolo: Edgar - G. Puccini   Dom Gen 16, 2011 9:44 pm

DopoLe Villi, la sua prima opera, il giovane Puccini era alla ricerca di un nuovo soggetto. Ferdinando Fontana, che era già stato il librettista delleVilli, gli proposeLa coupe et les lèvresdi Alfred de Musset, un poema drammatico che faceva parte della raccoltaLe Spectacle sans fauteuil.

Atto primo. È l’alba: nella piazza del villaggio contadini e pastori si recano al lavoro. Fidelia, figlia di Gualtiero, è innamorata di Edgar, ma il giovane è soggiogato dal fascino perverso di Tigrana, una bellissima cortigiana. Anche Frank, il fratello di Fidelia, è innamorato di Tigrana; ma questa lo respinge, cercando di conquistare definitivamente Edgar. Così, davanti alla chiesa, dove si sta svolgendo una funzione, Tigrana intona una canzone sboccata e provocatoria. I contadini, offesi, cercano di scacciarla, ma Edgar interviene in sua difesa; poi, ormai follemente innamorato, brucia la casa paterna e fugge con la donna. Frank cerca di fermarli, ma Edgar lo affronta in duello e lo ferisce.

Atto secondo. In un sontuoso palazzo si sta svolgendo una festa, ma Edgar è ormai annoiato e disgustato dalla vita perversa con Tigrana, e pensa invece con nostalgia alla purezza di Fidelia; Tigrana cerca di riconquistarlo, ma invano. Davanti al palazzo passa un plotone di soldati, capitanati da Frank. Edgar ha deciso: per espiare le sue colpe andrà a combattere contro i francesi; chiede perdono a Frank e si arruola. Tigrana, sconfitta, giura di vendicarsi.

Atto terzo. Una fortezza vicino a Courtrai: si celebra il funerale di Edgar, caduto per la patria. Fidelia piange l’amato, mentre Frank pronuncia l’elogio funebre. Ma un frate, con il volto coperto dal cappuccio, ricorda a tutti le colpe di Edgar; Fidelia invece ne difende la memoria, poi si ritira in chiesa a pregare. Giunge Tigrana, che appare addolorata per la morte dell’uomo; il frate e Frank le promettono una lauta ricompensa se accuserà Edgar di tradimento. I soldati credono all’accusa pronunciata dalla donna e vogliono far scempio del cadavere di Edgar, ma nella bara c’è solo la sua armatura: Edgar è vivo, ed è in realtà il frate incappucciato. Fidelia esulta insieme ai soldati; ma Tigrana, che non accetta di esser stata beffata e di aver perso Edgar, uccide Fidelia con una pugnalata.

Le ragioni principali dell’insuccesso e delle numerose versioni dell’opera (ben tre: 1889, 1892 e 1905, nelle quali venne suddivisa in tre atti, invece dei quattro della prima) vanno attribuite al libretto, che cerca le dimensioni delgrand-opéra, così lontane dalle corde di Puccini. Inoltre il soggetto esaspera i contrasti tra virtù e peccato, colpa e redenzione, cercando di trasformare Fidelia in Micaëla e Tigrana in Carmen; mentre Edgar è una sorta di Faust, che non sa resistere alle tentazioni e cerca poi di redimersi. I successivi rimaneggiamenti di Puccini servirono proprio ad alleggerire l’opera ma, oppresso da un libretto alquanto incongruente, il compositore non riuscì ad apportare modifiche sostanziali. Di questa sua seconda prova, tuttavia, si segnalano già alcune felici intuizioni. Nel primo atto è d’effetto il contrasto tra il Kyrie, intonato dai fedeli, e la voce di Tigrana, che intona la canzone dai toni provocatori: sacro e profano sono subito uno contro l’altro, come avverrà più volte nel corso dell’opera. E se il finale del primo atto, un concertato concitato, ricorda un po’ troppo certi finali d’atto di Ponchielli (che era stato insegnante di Puccini), il finto funerale di Edgar è invece una pagina di alta drammaticità; le note del Requiem diEdgarvennero poi scelte da Toscanini per accompagnare, nel duomo di Milano, i funerali di Puccini. All’eroina femminile positiva, Fidelia, Puccini riserva poi nel terzo atto una romanza ricca di emotività: il suo toccante pianto (“Addio, mio dolce amor”) davanti al cadavere dell’amato. Dopo due sole repliche l’opera venne ritirata, perché Puccini potesse modificarla. Molti anni dopo, ricordando i dispiaceri legati aEdgar, Puccini scrisse all’amica Sybil Seligman: «E Dio ti Guardi da quest’opera».

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