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 Giovanna D'Arco - G. Verdi

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MessaggioTitolo: Giovanna D'Arco - G. Verdi   Dom Gen 16, 2011 9:25 pm

All’indomani del successo deiLombardi, Verdi fu più volte sollecitato da Merelli a scrivere un’altra opera per la Scala, ma solo nel 1844 si risolse a prenderne in considerazione l’offerta. Con ogni probabilità, fu lo stesso impresario a interpellare il Solera, cui il musicista affidò forse la scelta del soggetto. È anche possibile che, inizialmente, questo non destasse troppo interesse in Verdi, poiché non era neppure un soggetto particolarmente nuovo (era stato già musicato tra gli altri da Nicola Vaccaj, Venezia 1827, e da Giovanni Pacini, Milano 1830). A dispetto di ciò, il musicista portò a termine il lavoro di composizione in soli quattro mesi. Nonostante i problemi sorti con l’orchestra e i cantanti, e i dissapori con l’impresario Merelli (che aveva tentato di venderne segretamente lo spartito a Ricordi), l’opera ebbe un buon successo (protagonisti furono Erminia Frezzolini e Antonio Poggi) ma, Verdi decise non presentare più una partitura in prima assoluta alla Scala (vi ritornò solo nel 1887, conOtello). Nonostante il felice esito ottenuto a Milano e nei principali teatri italiani (dove talvolta, la ‘scabrosità’ del soggetto indusse la censura a vistosi cambiamenti), l’opera non ebbe molta fortuna. Nel 1865 Verdi, che evidentemente serbava un ottimo ricordo della parte della protagonista, la raccomandò a Teresa Stolz che la cantò con successo alla Scala. Notevole, e per ovvie ragioni, fu il consenso in Francia, dove l’opera rimase a lungo nel cartellone del Théâtre des Italiens. Oggi, pur essendo entrata stabilmente nel repertorio lirico internazionale,Giovanna d’Arconon gode del medesimo favore accordato a opere comeAttilaoErnani.

Prologo. Il popolo piange le sorti della Francia. Il re Carlo VII, dopo avere sognato la Vergine che sotto una quercia lo invitava a deporre le armi, decide di abdicare; poi, riconoscendo nel luogo dell’apparizione la foresta di Domremy, ritenuta stregata, decide di andarvi. Lì, prostrata davanti alla Vergine, Giovanna piange la patria oppressa. Preoccupato dall’assiduità di quelle visite, Giacomo, il padre di Giovanna, assiste segretamente a quello che teme essere un incontro con le potenze infernali. In effetti, assopitasi, Giovanna è tentata dai demoni ma gli spiriti eletti la esortano a salvare la Francia. Sopraggiunto Carlo, Giovanna gli si fa incontro e afferrate le armi lo invita a seguirlo sul campo di battaglia. Il re, affascinato, obbedisce mentre Giacomo, convinto che il potere della figlia sia di natura diabolica, vorrebbe seguirli ma cade sfinito.

Atto primo. Nel campo inglese, il morale delle truppe sconfitte è basso. Sopraggiunge fuori di senno Giacomo, che annuncia l’imminente cattura di colei che è responsabile della loro disfatta. Di fronte all’esultanza dei presenti che minacciano il rogo, Giacomo ha un moto d’orrore, ma il desiderio di vendetta nei confronti di Carlo, che egli accusa d’avere disonorato la figlia, ha poi il sopravvento. Intanto, Giovanna, ottenuto il suo scopo, vorrebbe tornare alla vita di sempre (Giovanna: “O fatidica foresta”), ma Carlo le offre di divenire sua sposa (Carlo, Giovanna: “Dunque, o cruda, e gloria e trono”). Pur rivelandogli di amarlo, la giovane rifiuta, memore del consiglio degli spiriti eletti, ma il re non cede e poiché il popolo vuole vederlo incoronato, annuncia che riceverà il simbolo del potere solo dalle mani di Giovanna. Mentre gli spiriti malvagi esultano, la fanciulla si avvia triste al suo ufficio.

Atto secondo. Durante la cerimonia dell’incoronazione, Giacomo attende sulla piazza, oppresso dalla convinzione del peccato della figlia. Il corteo regale esce dalla cattedrale e Carlo VII dichiara che la Francia ha due protettori, San Dionigi e Giovanna: Giacomo, allora, incapace di trattenersi, accusa la figlia di maleficio. Di fronte a Carlo che le chiede spiegazioni, Giovanna tace, conscia del suo colpevole amore. Carlo crede ugualmente all’innocenza della fanciulla, ma il popolo la rinnega e il padre la trascina verso il rogo apprestato dagli inglesi.

Atto terzo. Prigioniera degli inglesi, Giovanna assiste impotente alla battaglia, invocando il perdono di Dio per il suo colpevole amore (Giovanna: “Amai, ma un solo istante”), chiede in cambio l’onore di offrire la sua vita per il bene della Francia. Finalmente convinto della sua innocenza, Giacomo la libera e, dopo una commossa riconciliazione, la giovane corre alla sua missione. Liberato Carlo, al quale raccomanda il perdono per il padre, Giovanna si getta nella mischia. In breve il nemico è sconfitto ma la fanciulla è mortalmente colpita (“Quale più fido amico”, Carlo). Invano il re e Giacomo sperano nella sua salvezza: mentre tutti si prostrano e si diffonde una luce intensissima, Giovanna, ormai eletta a visioni celestiali, spira.

Benché Solera affermi con orgoglio di essersi discostato da Schiller, il suo libretto non si allontana più di tanto dal dramma originale salvo che nell’approfondimento psicologico dei personaggi e nella poesia dell’intreccio, peraltro qui meno riusciti. Verdi, infastidito dai giudizi riduttivi della critica, che aveva accolto l’opera come il buon prodotto di un musicista ancora alle prime armi e che avrebbe potuto migliorare in futuro, ebbe a ribattere definendoGiovannala sua opera più riuscita. In realtà, all’interno del percorso creativo del musicista, l’opera, più che innovare, consolida posizioni acquisite: va infatti tenuto presente che conGiovanna, Verdi intensificò sensibilmente i propri ritmi compositivo, passando da una a due opere l’anno (entro l’estate musicò ancheAlzira) e non ebbe quindi neppure il tempo materiale per approfondire i risultati conseguiti in precedenza. Il risultato è un’opera più eterogenea rispetto alle precedenti, nella quale momenti non felicissimi si alternano a pagine tra le migliori tra quelle scritte da Verdi sino ad allora. Tra queste, la romanza della protagonista “O fatidica foresta”, il successivo duetto di Carlo e Giovanna “Dunque, o cruda, e gloria e trono”, l’Adagio del concertato nel finale secondo, il duetto Giacomo-Giovanna “Amai, ma un solo istante” e la romanza di Carlo “Quale più fido amico”. Il ruolo della protagonista, modellato sulle eccellenti doti vocali della Frezzolini, è caratterizzato da una scrittura che è tra le più ambiziose e difficili dell’intero repertorio verdiano.

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