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 La scala di seta - G. Rossini

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Leonora
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MessaggioTitolo: La scala di seta - G. Rossini   Lun Gen 17, 2011 5:06 pm

I primi significativi passi sulla scena teatrale Rossini li mosse sul palcoscenico del piccolo teatro San Moisè di Venezia, per il quale scrisse, a cavallo dei vent’anni, cinque farse:La cambiale di matrimonio(1810),L’inganno felice(1812),La scala di seta(1812),L’occasione fa il ladro(1812),Il signor Bruschino(1813). Considerato lo straordinario successo ottenuto dall’Inganno felice, l’impresario del San Moisè, Antonio Cera, si affrettò a garantirsi la collaborazione di Rossini per altre tre farse, scrivendo inoltre una lettera alla madre del compositore, Anna Guidarini, in cui le diceva di poter «andar gloriosa l’aver dato dal suo seno un giovane che da qui a poch’anni darà un ornamento dell’Italia e si sentirà che Cimarosa non è morto, ma il suo estro passato in Rossini». Parole profetiche: da qui in poi infatti la fama del Pesarese seguì una curva esponenziale, a prescindere dall’insuccesso di alcuni titoli, fino a divenire un vero e proprio fenomeno nel mondo musicale ottocentesco. A Rossini l’impresario Cera affiancò ancora una volta Giuseppe Foppa, già librettista dell’Inganno felice, che attinse, come di consueto, al teatro francese come fonte da cui trarre il soggetto per la nuova farsa. La scelta cadde suL’Échelle de soiedi François-Antonine-Eugène de Planard,opéra-comiquerappresentato a Parigi il 22 agosto 1808, il cui tema risulta derivato da altre commedie e opere settecentesche. Già la critica contemporanea aveva rilevato la somiglianza del soggetto con quello delMatrimonio segretodi Domenico Cimarosa e Giuseppe Bertati, e recentemente è stato sottolineato come, per i libretti di Foppa e Bertati, sia da indicarsi una fonte comune nella commediaThe clandestine marriagedi George Colman e David Garrick, ispirata al ciclo pittorico di William HogarthLe marriage à la mode(Degrada). Il resoconto fornito dal cronista del ‘Giornale dipartimentale’ a proposito della ‘prima’ rileva, oltre al generale successo con cui la farsa fu accolta, la varietà e la raffinatezza del linguaggio rossiniano, che lo distanziavano dagli stilemi compositivi contemporanei.

Riguardo alla trama, niente di nuovo nellaScala di seta, quanto piuttosto una riproposta di schemi formali convenzionali mutuati dalla tradizione della farsa veneziana settecentesca, riscattata dall’alluresentimentale a favore di un maggiore cinismo di fondo. L’ambientazione è, come di tradizione, l’interno dell’appartamento borghese di Giulia, pupilla del vecchio Dormont. La ragazza aspetta di liberarsi del servitore sciocco Germano per fare uscire dalla sua stanza Dorvil, giovane che ha sposato in segreto, cui dà accesso alla camera tramite una scala di seta che getta dalla finestra. Appena uscito Germano, prima di congedarsi dalla sua amata, Dorvil manifesta la sua preoccupazione per l’imminente arrivo di Blansac, giovane pretendente che Dormont ha destinato a Giulia. Ma la ragazza ha un piano segreto: far sì che Blansac corteggi la cugina Lucilla, a cui piace molto, in modo tale da non intralciare il suo amore per Dorvil. Per organizzare questo piano chiede l’aiuto di Germano, il quale niente negherebbe alla sua padroncina, a maggior ragione nel momento in cui Giulia gli fa intravvedere qualche possibile ricompensa (duetto “Io so ch’hai buon cuore”). Egli deve sostanzialmente spiare se Blansac corteggi Lucilla. Nel frattempo arriva Blansac, accompagnato da Dorvil, chiamato a testimone delle imminenti nozze. Dorvil cerca di dissuadere Blansac dal maritarsi, specialmente con Giulia che – tutti sanno – lo sposerebbe solo per volere del suo tutore. Blansac accetta la sfida e dice a Dorvil di spiarlo in segreto, per vedere quanto possano essere efficaci le sue doti seduttive. Dorvil, un po’ inquieto, accetta, mentre anche Germano assiste di nascosto alle mosse di Blansac. Giulia, dal canto suo, vuole provocare Blansac, per essere certa che sia un buon marito per sua cugina (quartetto “Si che unito a cara sposa”). Germano, accortosi che anche Dorvil spia i due promessi sposi, li avvisa. Tutti rimangono confusi e, mentre Dorvil cerca di mascherare la propria gelosia, se la prendono con l’indiscrezione di Germano. Blansac rimane solo e incontra Lucilla, alla quale fa subito la corte, corrisposto. Involontariamente Germano sente i lamenti di Giulia, delusa dalla reazione di Dorvil, e scopre che, col favore delle tenebre, la ragazza attende un uomo, che fa salire tramite una scala di seta nella sua stanza (aria “Il mio ben sospiro e chiamo”). Germano equivoca una volta di più e si convince che l’ospite di Giulia sia Blansac. Subito narra la novità a Blansac e a Lucilla che, indispettita, si mette a spiare l’incontro, cui attende anche il curioso Germano. Giunge mezzanotte, e Giulia appresta la scala dalla quale Dorvil sale nella sua cammera (finale “Dorme ognuno in questo soglie”). La ragazza non fa in tempo a rassicurarlo della propria fedeltà, che dalla scala giunge anche Blansac. Dorvil si nasconde immediatamente, ma anche Blansac deve fare subito lo stesso perché il tutore, accortosi della scala penzolante dal balcone, è su tutte le furie. Dormont scopre a uno a uno tutti i convenuti nei rispettivi nascondigli. A Dorvil e Giulia non resta che confessare il loro matrimonio che, avvenuto con il consenso della zia, anche Dormont deve benedire, mentre Blansac si dichiara contento di prendere la moglie Lucilla.

La sinfonia, splendida pagina dove il dinamismo e lo scatto ritmico sono accompagnati da una straordinaria freschezza melodica, immette nel clima di vitalità gioiosa della farsa, il cui ritmo drammaturgico si svolge su una vorticosa rapidità di scansione del tempo musicale. Nel desiderio di portare avanti innanzitutto l’azione, c’è poco spazio per la cristallizzazione degli affetti nelle arie, che infatti sono nellaScala di setacertamente meno importanti rispetto ai pezzi d’insieme, fatta eccezione per la bellissima aria di Giulia (“Il mio ben sospiro e chiamo”), che vede la presenza del corno inglese in funzione concertante. Per quanto la farsa sia strutturata in un atto unico, il quartetto “Si che unito a cara sposa”, posto strategicamente al centro della partitura, adempie idealmente alla funzione di un finale primo nel portare il groviglio della trama al punto più strettamente avviluppato. L’intricarsi dei vari piani della vicenda è reso tramite il ricorso a una struttura musicale di stile severo, una fuga, che rende ancora più surreale il contrasto e la sovrapposizione delle tre terzine del testo trattate a canone. Si manifesta in questo brano il senso di sospensione e perdita dei nessi logici che sarà tipico del finale primo delle opere rossiniane: nellaScala di setail vortice confusionale si svolge sulle parole “Ah, la testa in confusione traballare qui mi fa”, che diventerà nelle opere future “Nella testa ho un campanello” (Italiana in Algeri), “Mi par d’esser con la testa in un’orrida fucina” (Il barbiere di Siviglia), “Mi par d’essere sognando fra giardini, fra boschetti” (La Cenerentola), per non citare che alcuni fra gli esempi più celebri. Grande prova anche il finale dell’opera, che declina con ironia, mantenuta su un tono assai lieve, modelli tardo-settecenteschi, giustamente lodato anche dalla critica contemporanea a Rossini. E sulla morale «Quando amor si fa sentire/ Troppo egli ò nei cor possente./ Si contrasta inutilmente/ Vince ognora il suo poter» il giovane Rossini, con uno sguardo che pare beffardo, ironicamente si congeda.


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