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 Il viaggio a Reims - G. Rossini

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Leonora
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MessaggioTitolo: Il viaggio a Reims - G. Rossini   Lun Gen 17, 2011 5:04 pm

In occasione dell’incoronazione di Carlo X, avvenuta a Reims ai primi del giugno 1825, fu commissionata a Rossini una cantata scenica, che doveva costituire il culmine dei festeggiamenti organizzati per questo importante evento. Rossini, che aveva da poco firmato il contratto per la carica di Direttore della Musica e della Scena del Teatro Reale Italiano (24 novembre 1824), si rivolse così al genere della cantata, che ben si adattava all’intento encomiastico che la composizione doveva assumere. Il librettista, Luigi Balocchi, elaborò il libretto delViaggio a Reims(l’ultimo libretto italiano musicato da Rossini) con un’idea quantomeno geniale: un gruppo di invitati all’incoronazione, diretti a Reims, fanno sosta alle terme di Plombières, dove vengono bloccati da un contrattempo che impedisce loro di assistere alla cerimonia; improvvisano così una celebrazione nell’albergo, prima di rientrare a Parigi per le festività che seguono l’incoronazione. Va notato che i personaggi, provenienti da nazioni diversissime, offrono lo spunto per una metafora sul cosmopolitismo di Carlo X, sugli intenti pacificatori col mondo intero dichiarati dal sovrano all’avvento al trono. Questa differenziazione dei personaggi offre inoltre a Rossini la possibilità di innumerevoli parodie stilistiche, che creano, con felice situazione, una sorta di teatro nel teatro. Chiaramente Balocchi, per fornire un supporto adeguato a quasi tre ore di musica, deve creare lo spunto per arie, duetti, concertati, e questo avviene delineando rivalità, amori, contrasti, all’interno dell’eterogeneo gruppo degli ospiti. Va inoltre notato come gran parte delle allegorie del libretto derivino dal romanzoCorinne ou l’Italiedi Madame de Staël; lo stesso personaggio di Corinna – la poetessa improvvisatrice, incoronata in Campidoglio nelViaggio– è un autoritratto della scrittrice, e fornisce dal punto di vista drammatico il pretesto per gli avvenimenti celebrativi, in particolare la celebrazione finale.

Madama Cortese, proprietaria dell’albergo ‘Il Giglio d’oro’, invita gli inservienti a occuparsi dei preparativi per il viaggio degli ospiti a Reims, dove Carlo X sarà incoronato (introduzione “Presto, presto... su, coraggio!”). Arriva la contessa di Folleville, parigina pazza per la moda e amante del cavalier Belfiore, preoccupata perché non è ancora arrivato il suo baule (aria “Partir, o ciel! desio”). Don Luigino, cugino della contessa, annuncia che la carrozza che portava i bagagli si è rovesciata, danneggiando il carico. La contessa sviene, ma si riprende quando la cameriera Modestina le porta uno scatolone, con un prezioso cappellino scampato dalla sciagura. Entrano in scena il barone di Trombonok, ufficiale tedesco fanatico per la musica, Don Profondo, letterato e maniaco delle antichità, e Don Alvaro, grande di Spagna, che presenta al barone Trombonok Melibea, una bella vedova polacca di cui è innamorato. Arriva anche il conte di Libenskof, un gentiluomo russo anch’egli innamorato di Melibea, e Alvaro si ingelosisce; la rivalità tra i due viene interrotta dalle dolci note dell’arpa dell’improvvisatrice Corinna (sestetto “Sì di matti una gran gabbia”). Sopraggiunge anche Lord Sidney, ospite inglese innamorato di Corinna, che lamenta le sue pene d’amore. Intanto il cavalier Belfiore, trovata sola la poetessa, cerca di conquistarla; ma Don Profondo irrompe in scena deridendolo, e compila la lista degli oggetti di valore richiestagli dal barone (aria “Medaglie incomparabili”). Improvvisamente arriva la notizia ferale: è impossibile intraprendere il viaggio per Reims perché non si riescono a trovare cavalli da noleggio (gran pezzo concertato: “Ah, a tal colpo inaspettato”). Madama Cortese risolleva gli animi: ci potrà consolare del mancato viaggio andando a Parigi, dove si preparano grandi festeggiamenti in onore del re; gli ospiti decidono dunque di partire l’indomani per la capitale. Intanto viene imbandita una ricca tavola: il barone propone un brindisi nello stile musicale dei vari paesi, in onore dei convitati, del re e della famiglia reale. Per la poetessa vengono proposti vari temi tratti dalla storia di Francia, tra i quali Melibea estrae a sorte quello di ‘Carlo X, re di Francia’. Dopo la celebrazione di Corinna, la cantata si chiude con l’apoteosi della famiglia reale.

Il re e la famiglia reale presenziarono alla ‘prima’, nella sala del Louvois sfarzosamente illuminata. L’attesa per la prima opera scritta da Rossini per Parigi era spasmodica. Si fece di tutto per ottenere l’assenso del compositore a più repliche, ma questi fu irremovibile: acconsentì a una ripresa il 23 giugno, e ancora il 25; un’ultima rappresentazione ebbe luogo il 12 settembre. Che Rossini non acconsentisse poi a riprese delViaggioè del tutto naturale, essendo gran parte della musica della cantata trasmigrata poco dopo in un nuovo titolo per l’Opéra,Le Comte Ory(1828), e poi in due altre cantate,Andremo a Parigi?(1848) eIl viaggio a Vienna(1854). Ciò che è straordinario constatare nel processo di autoparodia di Rossini, è come un terzo della musica delComte Ory, presa dalViaggio a Reims, suoni in questa opera del tutto nuova. Sorprendente è anche la capacità mimetica di Rossini: il primo frutto nato in terra di Francia ha immediatamente un colore del tutto nuovo rispetto al Rossini italiano, da musica francese appunto, dato essenzialmente dall’armonia e dalla strumentazione. Tra le pagine più alte di una partitura che inanella peraltro una serie di pezzi di bellezza e ironia straordinari, non si può non ricordare il sestetto che chiude idealmente la prima parte della cantata, concepito come un esteso finale d’atto, e il gran pezzo concertato a 14 voci, che destò un’enorme impressione anche tra i contemporanei. Il finale offre l’occasione di intonare sette canzoni nazionali: quella tedesca, basata sul Volkslied di Haydn, il brindisi di Melibea, in forma di polacca italianizzata, due canzoni, una russa e una spagnola, l’adattamento di ‘God save the King’, cantato da Lord Sidney, e la parafrasi del canto francese; il numero viene chiuso dall’improvvisazione di Corinna, in cinque strofe, con ricchi abbellimenti, nella quale viene lasciato comunque spazio a ulteriori improvvisazioni. Divertentissimi anche i ritratti dei vari personaggi delineati nelle arie: si pensi a quella della contessa, che piange sulle sorti del suo cappellino, e alla gioia della cabaletta quando il prezioso oggetto viene ritrovato (“Caro! dal reo naufragio”); o, ancora, l’irresistibile aria di Don Profondo, che enumera le antichità del barone (“Medaglie incomparabili”), una vera e propria aria di catalogo. Ma a ben vedere lohumourpiù sottile sta nel fatto che gli ospiti dell’Albergo del Giglio d’oro non arriveranno mai a Reims per celebrare Carlo X, e che poi la musica delViaggioverrà trasferita nella cantataAndremo a Parigi?(1848), in onore della rivoluzione invece che del re.

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