dall'opera lirica alle operette
 
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 Griselda - A. Vivaldi

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Leonora
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MessaggioTitolo: Griselda - A. Vivaldi   Lun Gen 17, 2011 4:53 pm

All’origine dell’opera va collocato l’incontro del compositore con il giovane Carlo Goldoni, cui l’impresario del teatro San Samuele aveva affidato il compito di aggiornare il vecchio libretto di Zeno. Il drammaturgo, che narrò l’episodio nei suoi celebriMémoires, riuscì a vincere le resistenze del maturo musicista (che di lì a poco avrebbe musicato un suo dramma, l’Aristide) e preparò un adattamento in cui vennero soppressi quasi tutti i concertati, il numero delle scene fu drasticamente ridotto e l’azione trasferita in Tessaglia, mentre le arie furono tutte riscritteex novo. La parte di Griselda venne sostenuta da Anna Girò, la cui carriera fu strettamente legata al nome di Vivaldi (qualcuno la chiamava, con malizia, ‘l’Annina del Prete rosso’). Risulta evidente che le arie della protagonista risentono in misura notevole – come testimonia il resoconto di Goldoni – delle caratteristiche vocali della Girò: sono pezzi drammatici, con frequenti appelli a un interlocutore (il pubblico in sala o un collega in scena). Fondamentale è l’aria “Ho il cor già lacero”, in cui la frenesia incontenibile dell’accompagnamento orchestrale mima il delirio della donna disperata, che rispecchia l’efficacia del testo con frasi lacerate, urlate o spezzate in singhiozzi di dolore: «Divengo stupida nel colpo atroce, non ho più lagrime, non ho più voce; non posso piangere, non so parlar». Essendo il San Samuele un teatro molto modesto, il compositore ebbe a disposizione la sola orchestra d’archi; la scrittura di Vivaldi si dimostra spesso affine a quella degli operisti napoletani della nuova generazione, come Leo, o talora allo stile coltivato dal compositore nella musica strumentale (a quest’ultimo genere appartiene l’aria di Ottone “Scocca dardi l’altero suo ciglio”, rielaborazione di un movimento di unConcertoper fagotto). Numerose sono le ‘arie di paragone’, due delle quali di tempesta: “Se ria procella” e “Dopo un’orrida procella”.
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