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 L'olandese volante - R. Wagner

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MessaggioTitolo: L'olandese volante - R. Wagner   Lun Gen 17, 2011 4:47 pm

Der Fliegende Holländerè unanimemente considerata la prima opera matura del musicista di Lipsia, quella in cui egli imbocca la via maestra della propria estetica, una via autonomamente concepita e non più ispirata ai convenzionali modelli dominanti franco-tedeschi. La leggenda dell’Olandese volante trova innumerevoli versioni nella letteratura nordica (molte delle quali, come è stato recentemente dimostrato, Wagner ben conosceva), ma la fonte principale del libretto, che come suo solito Wagner scrisse da sé, è un episodio tratto daiMemoires des Herrn von Schnabelewopski(Memorie del signor di Schnabelewopski, 1834) di Heinrich Heine. Il libretto contiene a ogni modo anche elementi biografici, ricavati dall’eco emotiva suscitata in Wagner dal viaggio avventuroso compiuto nell’estate del 1839 dalla Prussia orientale a Londra per sfuggire i creditori: una tempesta aveva costretto la nave mercantile sopra cui si era rifugiato a riparare fortunosamente sulle coste della Norvegia, esattamente come la nave di Daland nella prima scena dell’opera; i canti del coro dei marinai norvegesi, inoltre, Wagner asserì di averli uditi tali e quali durante quella traversata. Tappa conclusiva di quello stesso viaggio fu Parigi, dove il musicista compose l’opera tra il 1840 e il ’41. La disastrosa situazione finanziaria lo costrinse però a vendere il libretto al Teatro dell’Opéra che, dopo averlo affidato alle cure di un compositore locale, tale Pierre Dietsch, lo fece rappresentare nel 1842 con il titoloIl vascello fantasma. Perciò in Francia (ma anche in Italia) l’opera è erroneamente nota anche con tale titolo. Andata delusa la speranza di Wagner di rappresentare la sua opera nella capitale francese, la ‘prima’ ebbe luogo l’anno successivo a Dresda, nello stesso teatro in cui il musicista aveva colto il suo primo successo conRienzi. In tale occasione il musicista provvide a suddividere il lavoro in tre atti distinti, rinunciando all’originaria progettazione in un atto unico. Più volte, negli anni successivi, Wagner mise mano alla partitura per elaborarne nuove versioni, mirate soprattutto ad alleggerire la pesantezza dell’orchestrazione originale. L’ultima revisione risale al 1860, ed è in tale forma che l’opera viene comunemente rappresentata.

Atto primo. Sulle coste norvegesi, in epoca indeterminata. Una violenta tempesta costringe la nave di Daland a cercare riparo nell’insenatura di Sandwike, tra gli scogli. Vinti dalla stanchezza, i marinai si addormentano, mentre il capitano ordina al timoniere di fare la guardia: il viaggio riprenderà l’indomani. Il timoniere, per non cadere in preda al sonno, intona una canzone marinaresca (“Mit Gewitter und Sturm aus fernem Meer”), ma l’espediente funziona solo per poco. E quando alla nave si avvicina un vascello nero con le vele color del sangue, anche il timoniere guardiano è addormentato. La nave misteriosa è quella dell’Olandese volante che, come narra la leggenda, una maledizione ha condannato a navigare per tutti i mari fino al giorno del giudizio universale: solo l’amore di una donna fedele potrà rendergli la pace, ma solo ogni sette anni gli è concesso di scendere a terra per cercarla (aria “Die Frist ist um”). Quando l’Olandese raggiunge la nave e vi sale a bordo con la sua ciurma, Daland si risveglia e dopo aver rimproverato il timoniere distratto si reca a colloquio con l’Olandese. Quest’ultimo non gli fa mistero degli immensi tesori che possiede e promette di donarglieli, se Daland sarà in grado di trovare la donna che fa per lui. Daland, che non sta nella pelle al pensiero di sua figlia Senta sposata a un uomo tanto ricco, offre ospitalità nella sua casa allo straniero. Nel frattempo è cessata la tempesta, e le due navi si apprestano a salpare, tra i canti di gioia dei marinai.

Atto secondo. In casa di Daland. La nutrice Mary e alcune fanciulle sono intente a filare (coro “Summ’ und brumm’”), mentre Senta è attratta da un quadro appeso alla parete, che raffigura un uomo pallido e vestito di nero, con la barba nera. Mentre le fanciulle ironizzano dicendo che a Erik, il fidanzato di Senta, sarebbe sufficiente abbattere con una fucilata il ritratto per togliersi di mezzo il rivale, Senta chiede a Mary di cantarle la canzone dell’Olandese. Al rifiuto di Mary, impegnata nel lavoro, si mette lei stessa a rievocare con una ballata la leggenda dello sfortunato viaggiatore costretto a navigare per l’eternità e, in un momento di debolezza, si immedesima a tal punto nella storia da dichiararsi disposta a salvare l’Olandese con il suo amore e la sua fedeltà (ballata di Senta “Traft ihr das Schiff im Meere an”). Le sue ultime parole sono ascoltate dal sopraggiunto Erik, che non si dà pace per l’attrattiva che la leggenda suscita nell’animo della fanciulla, tanto più che egli stesso nella notte ha visto in sogno Daland consegnare la figlia nelle braccia dell’Olandese; ma Senta è come rapita e ignora il giovane, che se ne esce sconsolato (duetto “Mein Herz voll Treue bis zum Sterben”). Subito dopo sopraggiungono Daland e il suo ospite che si sofferma sull’uscio, senza quasi avere il coraggio di varcare la porta. Senta avverte di trovarsi di fronte all’uomo della leggenda e ne è attratta, così come lo è lui, certo che proprio quella fanciulla sarà colei che porrà finalmente termine alla sua maledizione. Daland, soddisfatto della piega che stanno prendendo gli avvenimenti, fa in modo che i due possano rimanere soli (aria “Mögst du, mein kind”). Al termine del colloquio amoroso (duetto “Wie aus der Ferne längst vergang’ner Zeiten”) Senta richiama il padre per comunicargli che si sente ormai pronta a offrire all’Olandese tutto il suo amore e la sua fedeltà. Si dà quindi inizio ai preparativi per i festeggiamenti.

Atto terzo. I marinai di Daland e le fanciulle del villaggio festeggiano con canti e danze (coro di marinai “Steuermann, lass’ die Wacht!”). Le ragazze si recano anche presso la nave straniera, per invitare i marinai olandesi a unirsi a loro, ma dalla nave non giunge alcun segno di vita. E improvvisamente, presso la nave il vento torna a fischiare, il mare ad agitarsi, mentre si odono voci misteriose invitare l’Olandese a non illudersi di aver risolto i suoi problemi e a rimettersi in mare per altri sette anni (coro “Johohoe! Johohoe!”). Erik raggiunge Senta, che è uscita di casa agitata, e le ricorda le promesse d’amore che ella gli aveva fatto pochi giorni prima (duetto “Was musst’ ich hören!” e cavatina di Erik: “Willst jenes Tag’s du nicht dich mehr entsinnen”). L’Olandese che, non visto, ha udito le parole di Erik, se ne va sconsolato verso la propria nave, ormai convinto dell’infedeltà della fanciulla. A nulla servono le proteste di Senta, ché già la nave olandese è pronta a salpare. Liberandosi dalla stretta di Daland e di Erik, Senta si getta in mare, affinché l’Olandese comprenda la fedeltà del suo giuramento. Con il suo sacrificio, ella ha restituito la pace all’Olandese, il cui vascello sprofonda in mare mentre all’orizzonte si scorgono le figure di Senta e dell’Olandese unite per sempre (finale “Verloren! Ach! verloren! Ewig verlor’nes Heil!”).

Pur presentando non pochi elementi di novità,Der fliegende Holländer, insieme con i successiviTannhäusereLohengrin(che condividono con essa la qualifica di ‘opera romantica’), resta un lavoro per molti aspetti radicato nella tradizione. Diversi brani presentano infatti tratti folkloristico-descrittivi, tesi a mettere in luce il colore locale (i cori dei marinai, la canzone delle filatrici nel secondo atto), mentre altri presentano la tipologia drammatica corrente (il patetismo tenorile di Erik, a tratti persino donizettiano, o lavervecomica di Daland, tipico basso della tradizione delSingspiel). E soprattutto, dell’opera tradizionaleDer fliegende Holländermantiene la struttura a numeri, assai più ampi e articolati, certo, di quelli dell’opera italiana coeva, ma non meno ‘chiusi’, poiché essi condividono un profilo fraseologico-formale simmetrico e regolare, a livello sia melodico sia armonico. Si tratta di otto numeri complessivi, così suddivisi: introduzione; aria dell’Olandese; scena, duetto (l’Olandese-Daland) e coro (atto primo); Canzone delle filatrici, scena, Ballata di Senta e coro; duetto (Erik, Senta); finale secondo, aria di Daland e duetto (Senta-l’Olandese) (atto secondo); coro di marinai norvegesi e concertato; duettino (l’Olandese-Senta), cavatina di Erik e finale ultimo. L’ouverture è un ampio brano sinfonico articolato sui tre temi che ricorrono frequentemente nell’opera, il tema basato su delle ‘quinte vuote’, detto ‘dell’Olandese’, quello ‘della redenzione di Senta’, e quello che contraddistingue il coro dei marinai norvegesi. Tali temi non sono che i principali di un’opera che prevede un’ossatura tematica estremamente dettagliata: ma si tratta di un complesso di veri e propri ‘temi-reminiscenza’, la cui funzione è di restituire a ogni loro riapparizione la situazione drammatica, il personaggio o il clima emotivo da cui sono scaturiti. Non sono dunque da confondere con i Leitmotive dei futuri drammi wagneriani, che fungono invece da materiali sinfonici di sviluppo in un contesto formale del tutto sbrigliato dalla ‘gabbia’ convenzionale della quadratura strofica. A livello compositivo l’aspetto più innovativo dell’opera, quello che presagisce tratti del Wagner della piena maturità, è ravvisabile invece nella vocalità dell’Olandese, uno sciolto declamato drammatico che inevitabilmente influisce sulla scansione formale dei brani in cui tale personaggio è presente – l’aria del primo attoin primis, determinandone la sua a-stroficità. Assolutamente strofiche sono invece le parti di Senta, e particolarmente la sua Ballata (costituita da tre ampie strofe bipartite in sol minore, in tempo Allegro non troppo e in 6/Cool che, come Wagner stesso sottolineò in più occasioni, è il cuore dell’opera, non solo perché ne occupa la posizione assiale (parte centrale dell’atto centrale), e non solo perché presenta il materiale musicale di base (dal quale gli altri sono derivati), ma soprattutto perché sintetizza l’unico vero nodo drammatico che giustifica e invera l’azione dell’opera: il tema della redenzione dell’Olandese mediante il sacrificio di Senta. La giovane fanciulla accetta ma non ricambia l’amore di Erik, che nel dramma è mera figura di contorno (né più né meno di tutti gli altri personaggi), giustificata solo in quanto fornisce a Wagner una ragione plausibile (il sospetto della infedeltà di lei) alla fuga dell’Olandese. Mentre canta la sua ballata, Senta è invece cosciente che il proprio destino è inscindibilmente legato a quello dell’Olandese e che la salvezza di lui passa attraverso il proprio amore sacrificale, attraverso la sua morte. Scopo del peregrinare dell’uomo non è altro infatti che il desiderio, che solo Senta può appagare, della morte. E in ciò non si fatica a ravvisare un’anticipazione delTristano. Senta e l’Olandese, come ha scritto Dahlhaus, «alla stregua di Tristano e Isotta, costituiscono un mondo a sé, isolato dal mondo circostante estraneo e ostile, dal quale l’Olandese è stato proscritto e al quale Senta si è volontariamente sottratta». Perciò Senta appare come un personaggio persino asessuato, paradossalmente quasi del tutto alieno da espressioni sentimentali (non a caso si esprime nella forma epica della ballata piuttosto che in quella drammatica dell’aria sentimentale), poiché ciò cui aspira non è l’impossibile convivenza terrena con l’Olandese, ma il compimento del suo stesso destino.

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