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 Das Rheingold - R. Wagner

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Leonora
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MessaggioTitolo: Das Rheingold - R. Wagner   Dom Gen 16, 2011 10:16 pm

Nel fondo del Reno le tre Ondine Woglinde, Wellgunde e Flosshilde figlie del fiume - guizzano e giuocano fra loro, custodendo l'oro che brilla alla sommità di un grande scoglio. Il nano Alberico sbucato da un oscuro crepaccio, tenta di conquistarle: poi, appreso dalle Ondine il segreto dell'oro del Reno per cui chi l'avrà ottenuto disprezzando l'amore diverrà padrone del mondo intero e potrà con il tesoro forgiate un anello che gli darà illimitato potere, maledice l'amore e si impadronisce dell'oro che i raggi del sole hanno fatto splendere in cima allo scoglio. Invano le Ondine gridano e si disperano lanciandosi contro il rapitore:Alberico, sghignazzando, si sprofonda nell'abisso.
Uno spiazzo tra le vette dei monti. Nella valle, attraverso la quale scorre il Reno, dormono il dio Wotan e sua moglie Fricka i quali - destandosi scorgono in lontananza, ormai compiuto, il castello del Walhalla: Wotan aveva dato incarico di costruirlo ai giganti Fasolt e Fafner, promettendo loro, quale ricompensa, la bellissima dea Freia, sorella di Fricka. Ora i giganti vengono a reclamare la preda, ma Wotan non intende serbare fede al patto: Fasolt e Fafner, inferociti, tentano di impadronirsi con la forza di Freia, che è difesa dai fratelli Donner e Froh. Giunge l'astuto Loge, dio del fuoco, che narra del rapimento dell'oro del Reno ad opera di Alberico: Wotan promette allora ai giganti di donare loro il tesoro, dopo averlo sottratto al Nibelungo, in cambio di Freia. I giganti accettano, ma si portano via la dea come ostaggio. Non appena Freia ed i giganti sono scomparsi, una livida nebbia cala sugli dei che invecchiano rapidamente, non potendo più gustare i pomi d'oro che danno forza e gioventù e di cui Freia è depositaria. Wotan e Loge decidono di recarsi a Nibelheim, la residenza dei Nibelungi, per strappare il tesoro ad Alberico.

Nella caverna sotterranea dei Nibelungi. Alberico ha fatto già forgiare dal fabbro Mime, suo fratello, l'anello fatato con il quale ha posto facilmente in schiavitù tutti gli altri Nibelungi che, ai suoi ordini, ora ammassano nella caverna ingenti quantità d'oro e d'argento. Alberico si è fatto forgiare da Mime - sempre traendolo dall'oro del Reno - un elmo magico che rende invisibile chi lo porta: così, non visto, il terribile nano può sorvegliare il lavoro dei suoi schiavi. Wotan e Loge penetrano nella caverna accolti con alterigia e sfrontatezza da Alberico che, per dare una dimostrazione del suo potere agli dei che se ne mostrano scettici, si trasforma - ad opera dell'elmo, capace anche di questi prodigi - in un drago enorme, e quindi in un piccolo rospo. Gli dei possono così impadronirsi dell'elmo e fare prigioniero il Nibelungo che, ripreso il suo aspetto, è legato con una corda e trascinato fuori della caverna.

Altipiano sulle vette montane. Alberico, furibondo, è costretto a far consegnare agli dei - dai suoi sudditi - tutto il tesoro ammassato e deve separarsi anche dall'anello e dall'elmo. Lancia allora una tremenda maledizione su chiunque sarà padrone dell'oro del Reno, predicendogli atroci sventure. Fasolt e Fafner ritornano conducendo Freia e pretendono da Wotan tanto oro quanto basti per coprire la figura della dea: nonostante l'opposizione di Wotan, ottengono anche l'elmo e l'anello per coprire gli ultimi spazi vuoti. Ottenuto il tesoro, questo fa subito sentire il suo tragico potere: i due giganti vengono, infatti, a diverbio per la spartizione dell'oro; Fasolt viene ucciso. La dea Erda, spirito della terra, sorta improvvisamente da un abisso, aveva, infatti, ammonito Wotan circa i pericoli che avrebbero minacciato i possessori dell'oro del Reno ed aveva predetto la fine degli dei. Donner, adesso, con il suo potente martello, disperde le nuvole e fa sì che un abbagliante arcobaleno unisca, come un ponte sopra il Reno, la valle al castello del Walhalla, che sarà la nuova sede degli dei i quali ascendono l'arcobaleno e si avviano solennemente verso il castello; dalle acque del fiume sale il pianto delle Ondine, che rimpiangono il loro oro perduto.

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