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 Le Cid - J. Massenet

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MessaggioTitolo: Le Cid - J. Massenet   Dom Gen 16, 2011 10:03 pm

Massenet cominciò a lavorare aLe Cidgià durante le repliche diManon(1884). Il libretto di d’Ennery, Blau e Gallet, secondo quanto gradiva il pubblico parigino dell’epoca, è una volgarizzazione di un’opera celebre della storia letteraria di Francia:Le Cid ou L’honneur Castillandi Corneille (1638). Del testo originale sono state riprese le situazioni principali e citati perfino alcuni versi, che possono stonare, sembrare discutibili e non adatti in una lingua della seconda metà dell’Ottocento. Il soggetto incentrato sulCid Campeador, cioè il signore e vincitore di battaglie, si può far risalire a un personaggio storico: Rodrigo Diaz de Vivar, guerriero castigliano vissuto alla corte di Don Sancho nell’XI secolo. La sua esistenza e l’autenticità delle sue gesta furono discusse fino al XV secolo e poi confermate, nel secolo scorso, dall’arabista spagnolo J.A. Conde e dallo storico tedesco V.A. Huber. Cavaliere di nobili virtù e invitto campione della cristianità, divenne un simbolo e un mito doppiamente coronato dalla storia e dalla poesia. Numerose sono infatti le fonti letterarie che esaltano le sue gloriose imprese: ilCarmen Roderici CampidoctioInno del Cid, breve poemetto latino, ilPoema o Cantar de mio Cid(XII sec.), che costituisce il monumento più importante e più antico della poesia epica spagnola, laCronica rimada, iRomancessul Campeador, che ebbero inizio sin dal XV secolo e altri drammi storici successivi, tra cui il lavoro di Corneille (tragicommedia) che si rifà al dramma spagnolo di Guillén de CastroLas Mocedades del Cid(1628).

Il libretto diLe Cidera già stato scritto da Gallet e Blau nel 1873 per Georges Bizet, il quale si occupò della sua realizzazione in musica contemporaneamente aCarmen; tuttavia il lavoro non venne mai rappresentato per motivi contingenti (l’incendio dell’Opéra) e Bizet lo accantonò, interessato maggiormente aCarmene adArlesienne. Dopo oltre dieci anni l’editore Hartmann, ottenuta l’autorizzazione, lo riprese in mano per proporlo a Massenet. Naturalmente il nostro compositore chiese dei cambiamenti: fu soppressa la scena del mendicante, si aggiunse quella in cui Chimène scopre in Rodrigo l’uccisore di suo padre (nel secondo quadro del secondo atto), tratta da un dramma di d’Ennery, e la scena dell’apparizione di San Giacomo de Compostela presa dalRomancero, di cui José Maria de Hérédia aveva pubblicato alcuni frammenti sulla ‘Revue des Deux Mondes’, tradotti per la prima volta in francese. La partitura delCidviene composta molto rapidamente: il 13 aprile 1885 l’opera è già terminata e il 30 novembre dello stesso anno va in scena a Parigi al Théâtre dell’Opéra diretta da Jules Garcin, nella stessa sera in cui all’Opéra-Comique si davaManon(ormai alla sua oltre ottantesima rappresentazione). Il lavoro è accolto molto calorosamente, un autentico trionfo; bissati l’Alleluia dell’infanta, lasevillanadella Mauri, l’aria di Don Diego, il duetto del terzo atto tra Chimène e Rodrigue e altre pagine.Le Cidsarà di nuovo rappresentato l’anno seguente il 26 marzo 1886, sempre nella medesima sede, presente lo stesso Verdi e nel 1890 in Italia, alla Scala di Milano e all’Argentina di Roma, riscuotendo un luminoso successo.

A Burgos nell’XI secolo, durante la guerra contro i Mori. Il re ha nominato Rodrigue de Bivar detto ‘Le Cid’ cavaliere e Don Diègue (padre di Rodrigue) tutore del principe ereditario. Il conte de Gormas medita d’ottenere l’onore attribuito a Don Diègue e offende pubblicamente il rivale. Rodrigue ama ricambiato la figlia del conte, Chimène, ma, per vendicare l’offesa fatta al padre, sfida ugualmente Gormas a duello e lo uccide. Chimène viene a sapere che il promesso sposo è colpevole. Nella grande piazza di Burgos il re e l’infanta assistono a danze e festeggiamenti. Chimène giunge ed esige che sia fatta giustizia, ma la punizione del giovane viene rimandata, perché i Mori dichiarano guerra alla Spagna e Rodrigue chiede di partire e di dare la propria vita per la patria. Prima di andare a combattere domanda perdono alla fanciulla amata, la quale, triste e sconsolata, gli augura di tornare vincitore. Rodrigue ha paura dell’imminente battaglia e chiede la protezione e l’aiuto di San Giacomo di Compostela, che gli appare predicendogli la vittoria. Lo scontro termina e Rodrigue ritorna vincitore, viene acclamato da tutti come Cid Campeador, ma il re deve ugualmente punirlo per la morte di Gormas e decreta che sia la stessa Chimène a decidere sulla sorte dell’amato. La fanciulla ha perdonato e quando il Cid tenta di uccidersi, ferma la sua mano. I due giovani possono unirsi in matrimonio con la benedizione del re.

Il libretto risulta riuscito e di buona fattura quanto a taglio scenico, ma presenta una versificazione non duttile e una rigidità linguistica poco adatta a fondersi con la musica. Come tutti i lavori di Massenet destinati al Palais Garnier (l’Opéra),Le Cidrivela una struttura dagrand-opéraper il notevole sfarzo dell’allestimento scenico, per la presenza di un’azione coreografica elaborata e per le grandi scene di massa, le battaglie e i cortei; uno spettacolo che sicuramente avrebbe riscosso il plauso del pubblico parigino, ma, al tempo stesso, poco consono alla sensibilità musicale di Massenet, più incline all’introspezione; le pagine migliori, infatti, sono quelle in cui si scruta l’intimo dell’animo umano e la melodia fluisce morbida, delicata, sensuale.Le Cidsi apre, comeLe Roi de Lahore,con un ouverture (cosa piuttosto rara in Massenet, che preferisce preludi molto brevi), proponendoci i principali temi dell’opera, escluso quello di Rodrigo che lo accompagna sin dalla sua prima apparizione, inseriti in una struttura ben precisa, quella della forma-sonata.

Una pagina caratteristica dell’opera è rappresentata dalle danze:castillane,andalouse,aragonaise,aubade,catalane,madrileneenavarraiseche, oltre alle melodie e ai ritmi particolari, racchiudono delle vere e proprie «impressions d’Espagne», come scrive Maurizio Modugno. Il motivo del primo brano, lacastillane, Massenet lo aveva già sentito addirittura in Spagna (probabilmente nel 1881 a Barcellona, dove fu data la prima delRoi de Lahore) suonato da due flauti e da alcune chitarre; e se anche presentava degli errori dal punto di vista armonico, egli lo annotò ugualmente: «c’était une couleur local le à saisir. Je ne la laissai pas échapper». Destinato alla danzatrice Rosita Mauri, questo balletto offre ritmi molto interessanti. Tra le diverse arie ricordiamo quella dell’infante “Plus de tourments et plus de peine”, quella di Don Diègue “Qu’on est digne d’envie” che risponde alla richiesta di giustizia reclamata da Chimène, la preghiera diRodrigue“O souverain, ô juge, ô Père” implorante l’aiuto di San Giacomo di Compostela, ma soprattutto degna di nota è l’aria di Chimène “Pleurez mes yeux”, che presenta caratteristiche singolari, sia per il trattamento dell’orchestra sia per la scrittura vocale. L’orchestra ha un notevole rilievo non solo nell’ampia introduzione, ma anche perché è in continua dialettica con la linea del canto, mentre la voce si sposta di continuo dal registro grave all’acuto e viceversa (si veda la frase «Qu’un rayon de soleil ne doît jamais tarir», con il marcato salto discendente dal fa diesis fino al re sotto il rigo) riuscendo così ad aumentare la tensione e il fervore fino a raggiungere l’apice di passione nella frase «Tu ne saurais jamais conduire». Anche il duetto successivo Rodrigue-Chimène “O jours de première tendresse” è ispirato; ove Massenet esprime gli stati d’animo dei due innamorati travolti da sentimenti contrastanti, tormentati dall’insicurezza, ripiegati a contemplare le loro debolezze e disillusioni. Il quarto atto conclude l’opera trionfalmente con grande ostentazione di vessilli, trombe, popolo inneggiante che acclama il vincitore, ritmi che scandiscono il passo da parata e insiemi vocali con numerosi acuti dedicati ai protagonisti. Un finale maestoso, richiesto dalle esigenze del libretto e ben realizzato, ma non pienamente congeniale alle migliori doti del compositore.

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